AID Italia - La risposta alle tue domande sulla dislessia

Aid sezione di

Bologna

La precisazione di AID, in risposta all'articolo pubblicato dal quotidiano "Il Resto del Carlino" lo scorso 10 novembre 2017

Articolo "Bambini vivaci, malati immaginari": lettera aperta al Resto del Carlino

Articolo "Bambini vivaci, malati immaginari": lettera aperta al Resto del Carlino

In relazione all’articolo apparso su "Il Resto del Carlino” in data 10 novembre 2017 a pagina 2 e 3 dal titolo Bimbi discoli, malati immaginari “Attenti alla deriva psicofarmaci”, vi riportiamo di seguito la richiesta di precisazione, inviata dalla segreteria nazionale AID al quotidiano, per evitare pericolose generalizzazioni e promuovere una corretta informazione sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento.

Egregio Direttore,

In relazione all’articolo apparso sul quotidiano "Il Resto del Carlino” in data 10 novembre 2017 a pagina 2 e 3 dal titolo Bimbi discoli, malati immaginari “Attenti alla deriva psicofarmaci” con richiamo in prima pagina dal titolo Vivaci non Malati a firma di Andrea Cionci e pubblicato online a questo link, AID, Associazione Italiana Dislessia, desidera fornire diverse precisazioni al fine di far sentire la propria voce – basata su fondamenti scientifici - all’interno di una campagna stampa che considera i disturbi di apprendimento tra gli studenti italiani un mero problema di medicalizzazione della scuola e un prodotto di false diagnosi.

La dislessia - e più in generale i Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) - sono disturbi del neuro-sviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente che si manifestano con l'inizio della scolarizzazione. Questi disturbi sono riconosciuti dalla legge 170/2010 che fuga ogni dubbio a chi ancora considera i DSA come una “scusa”. La norma nasce infatti con l’obiettivo di tutelare questi studenti, dando risposte alle loro specifiche caratteristiche di apprendimento.

I DSA dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo. Non sono causati da un deficit di intelligenza, da problemi ambientali o psicologici e nemmeno da deficit sensoriali. Pertanto i DSA non hanno nulla a che vedere con svogliatezza, scarso impegno.

Sono neuro-diversità, non neuro-patologie. Pertanto i verbi “soffrire” o “essere affetto da”, riferibili a una malattia, patologia o sindrome, non possono essere associati ai disturbi specifici dell’apprendimento.

Gli alunni/studenti con DSA per poter usufruire delle misure previste dalla Legge 170/2010 devono essere in possesso di una diagnosi certificata di DSA. Questa diagnosi in Italia viene eseguita alla luce delle raccomandazioni cliniche fornite dalle Conferenze di Consenso (2007, 2010, 2011) ed effettuata da un team multi-professionale (NPI, psicologo, logopedista) secondo precisi criteri diagnostici e, per evitare la rilevazione di falsi positivi, prevede l’utilizzo di test standardizzati, sia per misurare l’intelligenza generale, che l’abilità specifica.  Per una maggiore certezza diagnostica e per evitare il pericolo che la diagnosi possa essere inutilmente inflazionata, le raccomandazioni cliniche delle Consensus Conference hanno stabilito soglie più rigide rispetto ad altri paesi per poter considerare deficitaria una prestazione. Se la diagnosi viene eseguita secondo i criteri stabiliti, non può esserci il rischio di diagnosi facili.

La questione dislessia può sembrare sovradimensionata. Sicuramente il numero di alunni con certificazione di Disturbi Specifici di Apprendimento, come rivelano i dati forniti dal MIUR, è in significativo incremento. Tra gli anni scolastici 2010/11 e 2014/2015 le certificazioni sono cresciute, ma questo accade anche perché dopo la legge 170 del 2010, la scuola ha un ruolo determinante nella presa in carico degli alunni con DSA e ad essa sono state richieste competenze organizzative, metodologiche, didattiche e valutative che hanno portato ad una maggiore attenzione nei confronti degli alunni con difficoltà di apprendimento e quindi ad una maggiore individuazione di casi sospetti di DSA e alla loro segnalazione alle famiglie con il conseguente riferimento ai servizi sanitari  per avviare il percorso per una eventuale diagnosi (come indicato dall’Articolo 2 comma 1 del D.M.  N. 5669 12/7/2011).

In ogni caso la percentuale degli alunni con diagnosi di DSA nella scuola italiana, come risulta oggi dai dati ufficiali del MIUR, supera di poco il 2%, a fronte di una incidenza media che, secondo le indagini epidemiologiche (così come riportato dai dati scientifici nazionali e dalle Linee Guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità), si attesterebbe intorno al 3,5% dell’intera popolazione scolastica. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad una sovrastima dei casi di dislessia, quanto, piuttosto, alla presenza ancora di una grande parte di sommerso, oltre l’1,5%.

AID - Associazione Italiana Dislessia- da 20 anni ha come missione quello di fare crescere la consapevolezza e la sensibilità verso i DSA, in collaborazione con le istituzioni e con i servizi che si occupano dello sviluppo e dell’educazione dei bambini e continuerà a lavorare giorno dopo giorno perché sia approfondita sempre più la conoscenza dei DSA e promossa la ricerca scientifica per affrontare e risolvere le problematiche sociali ad essa legate.

Grazie per l’attenzione, un cordiale saluto,

Ufficio comunicazione - Associazione Italiana Dislessia

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